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SOFISTI

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Contesto
storico-culturale
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I Sofisti
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L'insegnamento
Nel corso del
V secolo AC
la
Grecia
vive un periodo di rapida trasformazione socio-culturale. Entra infatti
in crisi il sistema politico
aristocratico
poiché i ceti popolari cominciano ad emergere e cominciano a affermare
il
principio di
uguaglianza tra i cittadini (“la legge
è uguale per tutti”), affermando così un sistema politico basato sulla
democrazia.
La città di
Atene
diventa il centro nevralgico di questo cambiamento. Infatti nella città
attica, nel V secolo, si svilupparono le arti, i mestieri, le tecniche e
anche la democrazia. Questo sistema politico è alla base
dell’insegnamento sofistico. Infatti potendo ogni cittadino accedere a
cariche dello stato, ogni cittadino deve essere
educato
alla politica e all’arte
del persuadere.
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I Sofisti
I sofisti ("i sapienti") erano dei maestri di
virtù che si facevano pagare per i loro insegnamenti. Per questo motivo
furono criticati aspramente dai contemporanei, soprattutto da
Socrate
(e poi da
Platone
e
Aristotele)
che battezzò il movimento così in segno di spregio. Dobbiamo tuttavia
rivalutare la figura del sofista in quanto essi guadagnavano da vivere
vendendo il loro sapere (quasi come gli insegnanti moderni). Poiché i
ceti aristocratici avevano già dei precettori, i ceti emergenti si
rivolgono ai sofisti per il bisogno di
cultura.
Questa figura dunque nasce per un’esigenza dei cittadini della
polis.
La
retorica
è il punto centrale del loro insegnamento; oltre a ciò insegnano anche
la
morale,
le leggi, i sistemi politici, educano quindi il giovane a diventare un
bravo cittadino; ma per essere bravi cittadini oltre ad avere buona
conoscenze bisogna anche essere convincenti quindi la retorica è messa
alla base della sofistica.
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L'insegnamento
Con la
comparsa dei sofisti si cominciano a delineare le caratteristiche
istituzionali tipiche dell'attività dei filosofi. Nascono dei luoghi
deputati all'insegnamento: le case dei cittadini più ricchi, le piazze,
le palestre pubbliche. In queste ultime, vi erano portici in cui i
filosofi potevano passeggiare con i loro discepoli, ed esedre con banchi
in cui potevano sedersi a discutere. La scelta del luogo in cui
insegnare era molto spesso legata al tipo di "sapienza" professata:
Socrate
scelse la strada e la piazza pubblica per mostrare la sua disponibilità
verso tutti i cittadini e il disinteresse per il pagamento, dato che
solo un insegnamento in un luogo chiuso può permettere di raccogliere un
compenso. Lo stesso faranno i
cinici,
in tutte le epoche. Invece
accademici,
peripatetici,
stoici,
si trovarono sempre meglio rappresentati in luoghi attrezzati con
strumenti scientifici e biblioteche, oppure a servizio di qualche
potente. Tuttavia la sofistica non è una
scuola filosofica
in senso proprio, per lo più si tratta di un movimento; nessun sofista
tende infatti a dividere il suo "sapere" con un suo pari.
L’attenzione
dunque si sposta dalla natura, dal cosmo al cittadino che vuole vivere
una vita associata =>
Antropologia.
Punti chiave sull’insegnamento sofistico:
La virtù: è innata o la
acquisiamo?. I sofisti dicono che la virtù si può insegnare quindi tutti
possono diventare virtuosi => tutti i ceti emergenti aspirano ad
ottenere virtù. Dunque i sofisti erano maestri di virtù
Se la virtù dipende dal
sapere => la cosa importante è il sapere e la sua divulgazione quindi
bisogna pagare bene gli insegnanti. I sofisti quindi erano fastidiosi
agli aristocratici poiché modificavano la situazione sociale. I sofisti
sono visti come mediatori della conoscenza.
Riconoscono l’importanza
della cultura come paideia (istruzione)
I sofisti sono attenti al
metodo e alla tecnica poiché i ceti emergenti vivono grazie alla tecnica
=> la politica è tecnica. I sofisti non sono degli scienziati poiché non
limitano il campo del loro sapere; per loro la cosa importante è il
metodo della comunicazione.
Per quanto
riguarda le leggi e le norme: i sofisti poiché si spostavano di
città in città si accorgono che ogni cultura ha diverse regole e leggi.
Quindi: Ci sono regole uguali per tutti o no? (relativismo
etico) Tutti propendono per il no.
Relativismo culturale:
Non si crede più nella verità se ognuno può averne una diversa. Il
relativismo culturale porta quindi ad una critica delle tradizioni. La
religione
infatti vale solo se ci crediamo; non vale se ci viene imposta (questa è
un’anticipazione dell’illuminismo).
Relativismo
etico: Viene meno dunque il concetto di bene e
di male se tutto è relativo; vengono meno anche i criteri per poter
scegliere: si deve cercare una verità comune |